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Lunedì, 06 Giugno 2016 15:56

L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato dà ragione a Patamu: questo monopolio non s'ha da fare.

Scritto da  Adriano Bonforti
Four wise monkeys Four wise monkeys Wikipedia. Photo by Bildforyou7 (CC BY-NC 4.0)

A pochissimi giorni dalla votazione anche in senato della delega al governo per la ricezione della direttiva Barnier, l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato dice la sua sul monopolio SIAE, rispondendo all'esposto presentato da Patamu nell'Ottobre 2015 per violazione del libero mercato, e della circolazione dei servizi. E lo fa dando ragione (piena) a Patamu su tutti i punti, e prendendo nettamente posizione contro il monopolio SIAE, in due brevi pagine che sono destinate a cambiare la storia della produzione culturale in Italia.

Finalmente, accanto ai tanti non vedo, non sento, non parlo con cui ci siamo dovuti scontrare in questi anni di battaglie, una realtà saggia ed autorevole come l'AGCM ha espresso un parere genuino sul tema del monopolio SIAE, senza lasciarsi influenzare da pressioni lobbystiche ma guardando alla pura logica ed alla realtà della situazione attuale. Una realtà in cui la difesa ad oltranza un monopolio che non ha pari in Europa, ha coinciso con il calpestamento delle libertà degli artisti, delle più elementari norme di trasparenza, ed ha infine danneggiato le imprese culturali italiane e chi come Patamu ha creduto e lottato fino in fondo per poter lavorare con le stesse possibilità delle altre imprese europee.

Per il fatto di essersi fondata in Italia, Patamu ha dovuto subire le ingiustizie di un mercato assolutamente distorto (è tutto riassunto benissimo in questo articolo su EconomyUp ed in questo articolo sul Manifesto). Patamu, sostenuta dai sui 10.000 artisti, ha giocato allora tutte le carte a disposizione: una lettera aperta al Ministro Franceschini, una petizione per il monopolio SIAE che ormai viaggia spedita verso le 25.000 firme, un esposto all'AGCM ed infine la scelta coraggiosa - che ha destato scalpore - di iniziare a competere direttamente con la SIAE dall'Italia, superando quindi di fatto la legge del 1941 sul monopolio, ancora vigente ma in palese contrasto con le normative europee e con il libero mercato. 

Tanti anni di fatica, che sono finalmente ripagati da quanto scritto nelle due pagine del rapporto AGCM:
"Il valore e la ratio stessa dell’impianto normativo europeo risultano gravemente compromessi dalla presenza, all’interno dell’ordinamento nazionale, di una disposizione ormai isolata nel panorama degli ordinamenti degli Stati membri, che attribuisce ad un solo soggetto (SIAE) la riserva dell’attività di intermediazione dei diritti d’autore."

ed ancora:

"L’Autorità rileva che in un contesto economico caratterizzato da profondi cambiamenti tecnologici la mancata apertura del mercato nazionale della gestione dei diritti limita la libertà d’iniziativa economica degli operatori e la libertà di scelta degli utilizzatori. Il mantenimento del monopolio legale appare, infatti, in contrasto con l’obiettivo di rendere effettiva la libertà dei titolari del diritto di effettuare una scelta tra una pluralità di operatori in grado di competere con l’incumbent senza discriminazioni. Il regime di riserva delineato dall’articolo 180 LDA, peraltro, esclude la possibilità per organismi alternativi alla SIAE di operare in ambito nazionale, costringendoli a stabilirsi presso altri Stati membri per sfruttare le opportunità offerte dalla Direttiva in parola. È pertanto compito del Legislatore italiano individuare criteri di attuazione della Direttiva compatibili con una adeguato grado concorrenziale del mercato interno, che garantiscono, nel contempo, la concorrenza fra una pluralità di collecting societies stabilite nel territorio italiano e un’adeguata tutela dei titolari dei diritti."

Piena ragione a Patamu da parte di AGCM, dunque. Ci aspettiamo ora che le istituzioni prendano atto del fatto che il monopolio è sempre più incompatibile rispetto alle normative europee ed alla più comune logica (leggasi, sempre più illegale al livello europeo) ed aboliscano il monopolio. Non possiamo fare comunque a meno di pensare che se il monopolio fosse stato abolito al momento corretto, le industrie creative italiane, compresa Patamu, non avrebbero dovuto subire l'ingiustizia di un mercato distorto, dall'Italia, proprio a scapito di chi, in Italia, aveva deciso di restarci. Noi comunque guardiamo al futuro: è appena stato lanciato il servizio Patamu LIVE 2.0 che effettua la riscossione delle royalties per gli eventi dal vivo.

Intanto, tra l'emendamento degli onorevoli Ichino, Puppato e Fuksia, e questo parere dell'AGCM - di cui Senato e Parlamento non potranno non tener conto - la battaglia per liberarci dal monopolio SIAE va avanti.

 

Adriano Bonforti - Fondatore di Patamu.com

Se volete sostenerci, iscrivetevi ai servizi o alla newsletter di Patamu e firmate e condividete la nostra petizione per l'abolizione del monopolio SIAE. Grazie!

 

 

Letto 9056 volte Ultima modifica il Martedì, 07 Giugno 2016 18:09
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