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Martedì, 06 Marzo 2018 10:33

Proprietà intellettuale. Come influenza la vita dei cittadini? In evidenza

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Una combo di Vandana Shiva e Sir Alexander Fleming Una combo di Vandana Shiva e Sir Alexander Fleming

 

Il tema della proprietà intellettuale può evocare, in modo istintivo, una questione molto tecnica, per addetti ai lavori: scienziati con brevetti di strane invenzioni e, per i più fantasiosi, spionaggio industriale. In realtà stiamo parlando di un tema molto tangibile, la cui regolamentazione incide sulla vita delle quotidiana delle persone comuni ma anche su economia, agricoltura, cultura, diritti e libertà di scelta.

In che senso, allora? Cominciamo a definire per prima cosa che cos’è la Proprietà Intellettuale: indica un sistema di tutela giuridica dei beni immateriali con rilevanza economica, quanto cioè considerabile frutto della creatività e dell’ingegno umano come ad esempio le opere artistiche e letterarie, le invenzioni industriali, il design, i marchi.

Diritto d’autore, Diritto dei Brevetti e Diritto dei Marchi: queste sono le tre grandi aree fortemente legate al concetto di proprietà intellettuale.

Il tema della proprietà intellettuale è molto più inserito nella vita quotidiana (e nel futuro dell’Umanità!) di quanto si pensi. Per fare un esempio di quanto sia connesso alla vita delle persone, ci piace ricordare la vicenda emblematica e l’impegno di Vandana Shiva (Dehradun, 5 novembre 1952), attivista e ambientalista indiana. Nota per le sue posizioni in tema di ambiente e sviluppo economico, si è battuta contro la globalizzazione e contro l’utilizzo di sementi OGM in India. Alcune multinazionali infatti, cominciarono a vendere ai contadini locali semi geneticamente modificati da utilizzare all’inizio di ogni raccolto. A differenza dei semi naturali, raccolti e conservati da generazioni dai contadini indiani, quelli OGM avevano un ciclo di vita stagionale. Non potevano essere cioè riutilizzati, e costringevano così gli agricoltori ad acquistarli nuovamente, creando una dipendenza nei confronti delle società produttrici, che determinava povertà oltre che una minaccia per l’equilibrio dell’ecosistema.

Altre vicende analoghe hanno riguardato alcune popolazioni dell’America Latina, che si sono viste negare il diritto alla creazione e all’utilizzo di farmaci naturali tradizionali a seguito di un deposito del brevetto da parte di una casa farmaceutica. La multinazionale si era così garantita “legalmente” la proprietà intellettuale del preparato, con conseguente diritto di royalties sull’utilizzo da parte di terzi.

Esattamente l’opposto di quello che fece nel 1942 il biologo Sir Alexander Fleming (Darvel, 6 agosto 1881 – Londra, 11 marzo 1955). Il Premio Nobel per la Medicina, scopritore dell’antibiotico chiamato “Pennicilina”, si batté insieme al suo gruppo di ricercatori, affinché la produzione del farmaco, cura miracolosa per setticemia, polmonite e altre infezioni batteriche, avvenisse senza scopo di lucro. Ciò a fronte delle interessanti proposte economiche dei grandi gruppi farmaceutici, che avrebbero preferito vendere il prodotto su scala mondiale ottenendo enormi profitti ma condannando chi non avesse possibilità di acquistare la cura.

 

Letto 883 volte Ultima modifica il Venerdì, 09 Marzo 2018 09:00
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