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Martedì, 24 Aprile 2018 16:46

Melania Mieli, artista #Patamu: "Femminilità e sessualità parlano la stessa lingua" In evidenza

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Melania Mieli è lo pseudonimo di una scrittrice italiana nata nel 1983. Melania ama il grottesco, è una donna indipendente e lontano dagli stereotipi. Melania Mieli si muove libera, parla una lingua mista, erotica e curiosa.

In occasione della WIPO, World International Property Organization, quest'anno incentrata sulla potente figura creativa femminile, abbiamo avuto l'occasione di rivolgere a Melania Mieli alcune domande, per compendere la sua visione della donna-artista.

Melania, parlaci di te: come descriveresti il tuo percorso artistico?
Melania Mieli è il mio pseudonimo. È nato a seguito di un evento imprevisto che mi ha spinta a cambiare vita e riscoprire la mia passione primaria, ingiustamente abbandonata per anni: la scrittura. Nelle storie che elaboro mi piace dare spazio al grottesco e al tenero, due aspetti dell’esistenza non proprio coerenti. Come non lo sono io.

Essere donna e artista. Cosa significa per te?
Essere donna mi regala un punto di vista speciale sul mondo, in grado di comprenderlo così com’è oggi -nelle sue infinite forme di discriminazione e oppressione- e capace di immaginarlo un domani. Essere una donna femminista mi permette di condividere la visione del futuro con delle alleate preziose. Essere una scrittrice mi offre uno strumento per esplorare e rappresentare queste idee.

Qual è per te la vera indipendenza?
Non riesco a concepire una definizione di indipendenza priva di sostanza economica. Avere risorse per mantenersi, nel senso più dignitoso del termine, garantisce autonomia da capi, mariti e burocrati. Per questo credo con fermezza che il reddito di base sia una battaglia femminista – con questo termine faccio preciso riferimento al reddito di autodeterminazione promosso dal movimento femminista Non Una Di Meno, quindi da non confondere con le varianti pressappochiste e miserabili proposte dagli attuali partiti e movimenti politici.

Che ruolo ha la femminilità nella tua ricerca artistica?
Lo studio degli archetipi femminili è un punto di partenza importante e imprescindibile per la costruzione dei miei personaggi. Difficilmente sono attratta dalle rappresentazioni stereotipate della femminilità, quindi gioco e mi diverto a contaminare il femminile col maschile e vice versa. Anche la ciclicità è una caratteristtica femminile che ricorre spesso nelle mie storie.   

Femminilità e sessualità parlano la stessa lingua?
Siamo storicamente abituate ad ascoltare “la lingua” attraverso la quale il patriarcato ha rappresentato la sua visione dell’amore e del sesso. Ancora oggi, gran parte della produzione (scritta, illustrata, pornografica...) soddisfa bisogni maschisti, riproponendo atti sessuali decontestualizzati, reazioni amplificate e omologate, corpi stereotipati – tanto nei bicipiti e nei falli enormi dell’uomo quanto nei seni abbondanti e le cosce sode della donna.
Ma esiste anche la nostra di lingua, che propone una visione del rapporto sessuale e della sua intimità, svincolato dalla gabbia del possesso e della gelosia. Una lingua mista, ricca di influenze, erotica e in grado di instaurare curiosità per nuove pratiche. A questo proposito credo che la rivisitazione della produzione pornografica –in quanto primario mezzo di formazione per i giovani che si avvicinano al sesso- sia un passaggio cruciale per rivendicare una figurazione dell’eros e della sessualità in chiave femminista.

Pensi che Patamu sia un valido strumento per la tutela della proprietà intellettuale di un'opera?
Patamu è per me uno strumento efficace di lavoro. Attraverso il sito ho acquisito maggiore consapevolezza su cosa fosse la prova d'autore o la marcatura temporale. L’abbonamento per cui ho optato mi consente di volta in volta di scegliere il tipo di licenza con cui proteggere le mie opere. Questo mi rende libera di condividerle con i mezzi che preferisco essendo legalmente padrona dei miei contenuti.

Letto 652 volte Ultima modifica il Giovedì, 26 Aprile 2018 16:14
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