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Mercoledì, 16 Maggio 2018 22:00

Musicassetta: ecco il simbolo degli anni '80! In evidenza

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Nostalgia della musicassetta? Chi ricorda - e chi usava - quello che era il supporto audio simbolo degli anni 80’ che ha influenzato le abitudini di più generazioni?
Per chi (come me!) era bambino negli anni ‘80, la musicassetta rappresenta il primo rapporto con la musica: nastri riavvolti a mano con il cappuccio delle bic per risparmiare sulle pile del walkman, suoni distorti dopo aver lasciato le cassette nel cruscotto dell’auto e - nella sua ultima fase di vita - l’unico modo per doppiare i CD agli amici e scambiarsi gli album dei gruppi preferiti. Ma evoca anche prime registrazioni per gruppi emergenti e lezioni universitarie da sbobinare per i più intellettuali!

La musicassetta venne introdotta sul mercato nel 1963 dalla Philips, che utilizzava il nastro magnetico della Basf, altra nota società multinazionale. Ma com’è fatta una musicassetta? Al suo interno ha due bobine che raccolgono il nastro rispetto al lato che si ascolta (o si registra): la bobina di destra è dedicata al riavvolgimento del nastro, mentre quella di sinistra contiene il nastro da svolgere. Il nastro, una volta che la cassetta è inserita nel lettore, entra in contatto con la testina, che converte al contatto il segnale magnetico in suono.

Quando le cassette presero piede sul mercato, c’era l’idea di una grande praticità, soprattutto rispetto al vinile. La cassetta, di ridotte dimensioni, poteva essere facilmente trasportata e divenne per circa vent’anni l’unico sistema per ascoltare in macchina supporti audio. Qualcuno si ricorderà le famose autoradio a “mattoncino”, che a ripensarci oggi non sembravano poi tanto pratiche. Anche i mangiacassette e gli stereo entrarono nel mito: tutti hanno più o meno presenti gli stereo portatili usati dai rapper, quegli scatoloni che si portavano anche in spalla dotati di un grande maniglione. Utilizzabili anche in spiaggia, per la disperazione dei vicini impegnati nella lettura.

A tenere banco ed allungare la vita delle cassette fu soprattutto il Walkman della Sony, messo in commercio nel 1979. Con questo piccolo e pratico lettore era infatti possibile portare la propria musica in qualsiasi luogo e soprattutto fare jogging. Questa applicazione tra l’altro fu molto rimpianta negli anni novanta, (almeno finché i dispositivi non si dotarono del dispositivo “Antishock”): con le vibrazioni infatti il CD saltava facilmente, sia sul walkman che in audio, mentre la cassetta no!

Certo, il nastro magnetico era molto delicato, soffriva il caldo (d’estate i nastri si deterioravano se lasciati in auto al sole!) e poteva danneggiarsi durante il prolungato scorrimento. Qualche volta si impigliava nella testina dei lettori stereo (in quei casi erano davvero dei “mangianastri”!) e ci voleva una grande pazienza per riavvolgere la bobina e “sbrogliare” la matassa.

Un’altra particolarità delle cassette, uscite lentamente di scena con il diffondersi dei CD a partire dagli anni ‘90, era la protezione per le registrazioni. Delle piccole alette ai bordi della copertura di plastica, potevano essere rimosse per impedire la “sovraincisione” ed era un’applicazione molto interessante (ovviamente queste alette non erano presenti sulle cassette che si acquistavano nei negozi di musica, ma solo su quelle “vuote”, ovvero utilizzabili per la registrazione).
Sempre fra gli anni ‘70 e ‘80, le cassette furono utilizzate anche come supporti per dati. Ne sono esempio i giochi delle famose consolle Commodore 64 e Vic 20: con un apposito lettore, il nastro caricava nel sistema i videogiochi.

Letto 323 volte Ultima modifica il Giovedì, 17 Maggio 2018 11:39
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